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"Un popolo che non ha la dignità, il coraggio e l'onore di ribellarsi, non ha il diritto di lamentarsi."
(A.F.)

"I colori sono parole che non sanno scrivere."
(A.F.)

"Non si scende all'Inferno con le pantofole di velluto."
(A.F.)

Quando si ha qualcosa da dire non bisogna tacere. Ma quando non si ha niente da dire è inutile parlare. E farlo sarebbe ridicolo."
(A.F.)
 

"La storia sarà un'inutile maestra di vita, se continuerà ad avere davanti a sè allievi distratti e disinformati."
(A.F.)

"Il giusto, altro non è che l'utile del più forte"
(Trasimaco) 

"Il cuore ha ragioni che la ragione non può comprendere"
(Pascal)

"Ho capito che puoi avere gli ideali più nobili del mondo, ma alla fine quello che resta sono i vecchi giochi cinici del potere, il sapore del sangue, il gusto della vittoria, l'umiliazione della sconfitta.
Ho capito che, al mondo, nessuno è innocente."
(Enzo Baldoni)

"Il grande problema della comunicazione è che non si ascolta per capire, ma per rispondere."
(A.F.)

"La mia salvezza è che non capisco bene cosa mi succede intorno, e passo attraverso la vita come un nottambulo sul cornicione, senza farmi male."
(Jacopo Fo)
 



 


 

Infinito
3 novembre 2011

Prima o poi torna la fame bambina che sbaglia mentre inventa aperture ai finali immobili di copioni identici.
Veri replicanti senz'altro futuro che il destino scritto dal Tempo.
Parla in silenzi e le poche battute sono errori solo per un adulto.
Eppure te lo insegnano: servono "modi" per contenere il tempo e, dicono, per imparare a vivere. Il primo, il qui ed ora, l'indicativo facile facile, i passati, troppi e i futuri.

Due.
Quello più insidioso a destra.

Volevo imparare a leggerlo con attenzione, per capirlo. Le sue origini nobili, quell'aria signorile e composta; sulle sue spalle secoli di malinconia guardavano con sospetto il sorriso semplice di un tempo da favola: canteremo, ballerai.
Troppo facile, troppo bello. Lui no, si componeva senza comporre.
Nessuna musica.
Ma mi insegnava a leggere lui stesso: ricordo l' apertura e lo schiaffo della risata d'obbligo di uno della classe.
Lì in quell'ostinato errore c'era Speranza. Futuro interiore, lo battezzai con una parola che mi precipitò nel bianco tarlato di una fine.
Fermandosi al la, femminile, evidente terrore, sottraendo il, maschile, quello che arriva al porto.

Futuro interiore, lo senti? Ripetevo, urlando silenzi, il porto è solo un'ansa dove riposarsi, dove sfamarsi di gioia per ripartire, poi, verso l'orizzonte.

Una sola vocale ci divide da un sogno. E una linea, una piega consunta di un foglio già scritto. Eppure entrambi sono in uno spazio nuovo, hanno già voltato pagina, distaccati nettamente dagli altri. Fingono di ignorarsi i due tempi, ma si tengono d'occhio; figli della stessa speranza. E ogni volta che una mano bambina coniuga il verbo eterno stentano a rientrare nei loro spazi: si guardano un attimo in più, quello che vale una vita, quello che fa la differenza tra l'accade e il succede, un attimo solo, prima di tornare d'essere in essere.
Ora il presente, dentro cova futuro.
Semplice.
Poi lo libera, sembra abbandonarlo al vento, al fuoco, alla rabbia del viandante, alla cecità del dotto, troppo grande per cogliere bellezza in un segno informe.

Così l'affida all'onda: se esiste il suo groviglio deve esserci anche chi avverte il filo d'oro nascosto, quello che tessendo anima in anima, senza alcun perchè, accarezza la piega amara e non pretende di cambiarla.
Se esiste una piega non va spiegata, ma solo attraversata: la pagina ritrova il suo verso in un soffio leggero che chiude metà e riapre in intero, liberando futuro in un gerundio.
Affidandosi all'onda che danza, la piega amara che dilania un' unica mano poggia la sua stanchezza sul bacino, gioia femmina, lasciandosi cullare.

L'infinito scorre, tra due futuri.

 

….
Avrei ancora da dire, e molte storie: di una email da un amico che vive in Paese che non conosco; del mio becco puntato dritto verso un grande occhio costruito sulla sponda sud del Tamigi; dei graffiti e del genio di Banksy … ma è tempo di terminare il cammino in questo salotto virtuale, con vista sull’orizzonte, arredato in perfetto stile bit.
Più che necessità è la consapevolezza che dopo avere scritto qualche straccio di verità per ottenere in cambio frammenti di speranza, oggi avverto il bisogno di vivere pienamente tutte le mie certezze.

Forse, molto più semplicemente, una normale evoluzione dal prologo all’epilogo.

E’ stato bello poter condividere con chi è passato di qui, una fase della mia vita. Più di 220000 visite mi costringono a pensare che non ero solo quando ho vissuto certe emozioni. Quando un albatro avvelenato dalla prepotenza del più forte, ha organizzato una raccolta fondi per un’adozione a distanza, quando quello stesso pennuto acciaccato nella propria appartenenza civile ha raccontato di scandalosi misteri come l’inabissamento di Volpe 132 o vergogne per l’umanità come le Maquilas, la pedofilia, la storia dei clandestini. O quando ha avuto paura di venire abbattuto da una fucilata per essere stato l'unico a dare voce a una donna che aveva perso la possibilità di veder crescere la propria figlia.
Alcune volte, dava una lucidata alle piume scrivendo qualcosa di sé o curava la vistosa ferita con una poesia; ma l’incantesimo durava poco e sul primo scoglio che trovava libero, gridava la sua rabbia verso l’oceano.

Questo blog ha portato nuovi volti nella mia vita: Miloud, Alda, Franco, Annalena, Kevin, Stella, Simone e chissà quanti nomi dimentico. Mi ha permesso di osservare i fatti da un’altra prospettiva e mi ha aiutato anche a scoprire tante e nuove sfumature di fatti e persone che credevo di conoscere già abbastanza bene.
Questo non significa avere trovato una mia dimensione definitiva. A me è bastato percepirla, è bastato tornare a credere pienamente che si doveva osare, che “
non ci posso fare niente” è la frase più atroce che si possa mai pronunciare.
Nessun appagamento. Solo la voglia di vivere un’emozione in più e la più folle e incosciente curiosità di scoprire cosa mi riservi domani, questa strada tanto affascinante che è la vita.

Si dice che il più piccolo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo … mi chiedo: e il volo di un albatro, per quanto ferito, cosa avrà mai provocato?
In chi ha condiviso con me questi anni di lettura, spero sia qualcosa di buono.

Per quanto mi riguarda, ora so che dovevo ritornare a vivere nella speranza per riportare il mio modo d’essere verso l’ottimismo.
Avevo bisogno di questo, niente di più.

Anche se - mi rendo conto - è immensamente tanto in questo caos.




permalink | inviato da albatroferito il 3/11/2011 alle 19:34 | Versione per la stampa
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