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"Un popolo che non ha la dignità, il coraggio e l'onore di ribellarsi, non ha il diritto di lamentarsi."
(A.F.)

"I colori sono parole che non sanno scrivere."
(A.F.)

"Il grande problema della comunicazione è che non si ascolta per capire, ma per rispondere."
(A.F.)

"Non si scende all'Inferno con le pantofole di velluto."
(A.F.)

"La maggior parte delle persone non vuole conoscere la verità ma vuole soltanto essere continuamente rassicurata che quello che già crede, sia vero."
(A.F.)
 

"Quando si ha qualcosa da dire non bisogna tacere. Ma quando non si ha niente da dire è inutile parlare. E farlo sarebbe ridicolo."
(A.F.)
 

"L'ironia è l'ipotenusa del lato intelligente di una persona. Di base, ce l'ha solo chi è all'altezza."
(A.F.)
 

"La storia sarà un'inutile maestra di vita, se continuerà ad avere davanti a sè allievi distratti e disinformati."
(A.F.)

"Il giusto, altro non è che l'utile del più forte"
(Trasimaco) 

"Il cuore ha ragioni che la ragione non può comprendere"
(Pascal)

"Ho capito che puoi avere gli ideali più nobili del mondo, ma alla fine quello che resta sono i vecchi giochi cinici del potere, il sapore del sangue, il gusto della vittoria, l'umiliazione della sconfitta.
Ho capito che, al mondo, nessuno è innocente."
(Enzo Baldoni)

"La mia salvezza è che non capisco bene cosa mi succede intorno, e passo attraverso la vita come un nottambulo sul cornicione, senza farmi male."
(Jacopo Fo)
 



 


 

Caccia alla volpe
9 marzo 2011

Ho provato a raccontare, ho urlato, ho perso la voce, l'ho ritrovata ... ma la ferita sanguina di nuovo; forse ancora perchè non ha mai smesso. E continuerà, credo. Forse l'ho presa troppo a cuore. Ho iniziato a scrivere di fatti, per i più, poco interessanti, ne ho vissuto altri e credevo di essere riuscito a fare rimarginare quella ferita ... guardavo la cicatrice asciugarsi. Ma non ci sono riuscito. Non so se le piastrine abbiano smesso di iniziare a coagulare il sangue per un processo naturale o se sia la somatizzazione di qualcosa. A pensarci bene a me pare più una sodomizzazione. Perchè vivo in un mondo che non ha rispetto della vita né del futuro, dei propri bambini. Che non vuole la verità. Vivo nel Paese in cui Alda ha vissuto come una povera pazza, Miloud un pagliaccio e l'unico sollievo politico che riusciamo a provare è quando il nostro Prepotente del Consiglio viene anestetizzato per 4 ore. Vivo nell'Italia in cui il fratello di Peppino Impastato è stato costretto a pagare i danni all'avvocato di chi si è seduto nel banco degli imputati per rispondere del suo omicidio. Hai voglia di urlare? Prenditela con i tuoi "simili", perchè se solo sfiori la persona sbagliata, qualunque cosa abbia fatto ti troverai in mezzo ad una sfilza di marche da bollo che cercheranno di insinuarsi nella tua vita e nella tua coscienza pulita, facendoti sospettare di essere uno stronzo e di non avere capito un accidenti della vita. E invece non è così! E a cosa serve urlare la tua rabbia al mare se un giorno, tirando su la testa dal cuscino, mentre ancora gli occhi sono incollati dal sogno, ti accorgerai che invece è un incubo che non è finito perchè c'è chi ha avuto un permesso premio dopo pochi anni dal suo centesimo omicidio. Dopo pochi anni avere sciolto un ragazzino nell'acido o fatto a pezzi la moglie. E quanti fatti che si accavallano e urlano verità. Ma la verità per chi, per cosa!?!
Forse per me, per te curioso figlio del grande fratello? No, mai! La verità per l'uomo e per quei valori che lo distinguono dall'animale. Un lupo, ad esempio, caccia, si riposa, si accoppia. In generale vive eseguendo le istruzioni scritte nel suo DNA; istruzioni, necessarie alla vita propria e della sua specie, che ripetute inconsapevolmente fanno del lupo un animale sicuro nel proprio ambiente. Il lupo, come ogni altro animale, gode di una sicurezza innata. L'uomo di questa sicurezza non può più godere e la riproduce nella certezza oggettiva che prende il nome di verità.
"Ehi Albatro, non è che con la scusa della ferita che sanguina ci vuoi lessare le palle con ettolitri di filosofia spicciola?"
No, hai ragione: ma sono la verità e la giustizia i due termini che da qualche anno, assillano ogni giorno che  Dio manda in terra per questa mia vita. La verità. Ci ho pensato molto in questi anni e credo che di questa mia paturnia siano un po' responsabili alcune persone -più o meno conosciute- che hanno intrecciato le loro vite con la mia. Una di queste si chiamava Fabrizio. Era il 1985 quando a Napoli arrivò il secondo gruppo di agenti ausiliari dalla Sardegna. Era un periodo caotico: Diego Armando, il nuovo regnante, aveva scoperchiato una pentola che ogni giorno aveva almeno mille buoni motivi per andare in ebollizione. Tante facce nuove, tante nuove voci con le quali scambiare due parole, magari solo per chiedere banali notizie del tempo o del nostro mare azzurro. Loro erano aria fresca; per me come se potessi prendermi qualche ora di permesso e tornare nella mia terra. Saranno stati una decina e a ognuno di loro chiedevo qualcosa scoprendo che un amico in comune lo si trovava sempre. L'unico con il quale non riuscii a legare fu proprio Fabrizio. Mi avevano avvisato che era un nuorese, figlio e nipote di persone molto introverse, diffidenti che soltanto dopo averne conquistato la fiducia aprono il loro cuore, grande come un nuraghe e sincero come un bicchierino di mirto. Tardai a diventargli amico: spesso si isolava dal gruppo e inizialmente trascorsi con lui soltanto qualche ora di servizio allo stadio San Paolo o davanti a qualche migliaio di persone che chiedevano un lavoro. Non sapevo che ci saremo visti ancora per poco: soltanto alla fine mi confessò che sì, lui si era arruolato nella Polizia, ma aveva fatto anche domanda per un concorso per sottufficiali nella Guardia di Finanza, e se l'avesse vinto non ci avrebbe pensato su neanche per un po', e avrebbe lasciato l'aquila del poliziotto per i gradi del finanziere. "Lì ho più possibilità di fare carriera -mi disse- e soprattutto di prendere anche la specializzazione di elicotterista." Dopo qualche giorno ci salutammo con un abbraccio. Non ci eravamo frequentati molto, ma ci stringemmo forte augurandoci uno splendido futuro. Di lui mi rimane ancora il ricordo di una persona estremamente seria, leale, onesta e precisa, sempre in cerca della sincerità e, in qualche modo, della verità nel cuore delle persone. Credo che lui si accorse che l'avevo capito e mentre altri lo snobbavano, io lo apprezzai per queste sue virtù così antiche e rare. Forse quell'abbraccio significava tutto questo. Non lo vidi più. Era il 3 marzo 1994, quando lo riconobbi guardando una sua foto pubblicata su tutti i quotidiani italiani. Io, che nel frattempo avevo cambiato lavoro, ero seduto al tavolino del bar davanti al mio ufficio, e lui il giorno prima si era inabissato con il suo elicottero chiamato Volpe 132 al largo di Capo Ferrato, nella costa sud-est della Sardegna, in compagnia di un suo collega. Le prime righe dell'articolo descrivevano gli ultimi contatti con la torre di controllo. Sono le 19,18:

"Volpe 132 a Elmas, mi sentite? Passo"
"Avanti Volpe 132, vi sentiamo forte e chiaro. Qual'è la vostra posizione?"
"Sorvoliamo Capo Carbonara, fra qualche istante saremo sull'obiettivo a Capo Ferrato"
"Volpe 132, quale obiettivo?"
" ....... "
"Volpe 132, mi sentite? Passo?
" ....... "
"Volpe 132, mi sentite? Qual è la vostra posizione?"

" ....... " silenzio, silenzio, silenzio, silenzio ...

E' un silenzio che dura da 17 anni. E' un silenzio che ancora oggi non ci permette di sapere cosa accadde in quella sera di marzo; quale sia la verità. Cazzo Fabrizio, ti rendi conto? A te, uomo diffidente, onesto e nobile non ti è consentito di essere il mezzo con il quale percorrere la strada che porti alla verità. Tu che hai cercato la verità negli altri, non puoi essere la verità per gli altri.
Che negli stessi istanti del tuo volo, la "Jadran Express", nave da carico, incrociasse nel Mediterraneo sembra non importare a nessuno.
Che la "Jadran Express" sia una nave sospetta che viene fermata qualche giorno nell'Adriatico con duemila tonnellate di mitragliatrici, lanciarazzi, bazooka e munizioni e tutto l'occorrente per la guerra nell'ex-Jugoslavia o, probabilmente, in Palestina sembra non avere un grande significato.
Che quella stessa nave, pochi mesi dopo (luglio 1994), diventi teatro del massacro di sette marinai napoletani che vengono sgozzati mentre dormono sottocoperta nel porto di Djen Djen in Algeria, è evidentemente poco importante.
Che 24 giorni dopo la scomparsa di "Volpe 132", da un hangar di un'azienda di trasporti oristanese, sia stato rubato un Agusta A109, uguale al tuo, Fabrizio, scomparso insieme a te e al tuo collega Deriu nei pressi di Capo Ferrato, non è significativo. E che questo venga ritrovato parzialmente smontato e con alcuni pezzi mancanti, continua a lasciarci indifferenti.
Se a questo aggiungiamo che dopo alcuni giorni vengono ritrovati alcuni (presunti) pezzi dell'elicottero ma a nessuno viene in mente di effettuare le analisi per stabilire se vi siano tracce di esplosivo, chiudiamo definitivamente quello che si può definire il "valzer della verità che è meglio non conoscere."
No, stavolta sarebbe ingiusto accusare i magistrati anche loro vittime di continue omissioni e depistaggi da parte di ambienti che potrebbero essere quelli dei trafficanti d'armi o di qualche servizio segreto. Ma sono 17 anni che due famiglie aspettano una verità e due corpi. I corpi non li riavranno, ma la verità spero proprio di sì; anche in nome di quell'antico e forte abbraccio che ancora sento stringermi le spalle.
"Ma perchè ci hai raccontato questa storia Albatro: tanto il mondo non cambierà!"
Io non credo che sarà sempre così, se si cercherà di dire ciò che si sa, e fare ciò che si può per salire la scala della verità. E se non sarà oggi, sarà domani o fra un anno che potremo assistere ad piccolo cambiamento nelle coscienze. Saranno i nostri figli a goderne: è a loro che dobbiamo consegnare un futuro migliore di questo; un futuro di verità.
Permettimi di crederci e provarci.


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permalink | inviato da albatroferito il 9/3/2011 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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