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"Un popolo che non ha la dignità, il coraggio e l'onore di ribellarsi, non ha il diritto di lamentarsi."
(A.F.)

"I colori sono parole che non sanno scrivere."
(A.F.)

"Il grande problema della comunicazione è che non si ascolta per capire, ma per rispondere."
(A.F.)

"Non si scende all'Inferno con le pantofole di velluto."
(A.F.)

"La maggior parte delle persone non vuole conoscere la verità ma vuole soltanto essere continuamente rassicurata che quello che già crede, sia vero."
(A.F.)
 

"Quando si ha qualcosa da dire non bisogna tacere. Ma quando non si ha niente da dire è inutile parlare. E farlo sarebbe ridicolo."
(A.F.)
 

"L'ironia è l'ipotenusa del lato intelligente di una persona. Di base, ce l'ha solo chi è all'altezza."
(A.F.)
 

"La storia sarà un'inutile maestra di vita, se continuerà ad avere davanti a sè allievi distratti e disinformati."
(A.F.)

"Il giusto, altro non è che l'utile del più forte"
(Trasimaco) 

"Il cuore ha ragioni che la ragione non può comprendere"
(Pascal)

"Ho capito che puoi avere gli ideali più nobili del mondo, ma alla fine quello che resta sono i vecchi giochi cinici del potere, il sapore del sangue, il gusto della vittoria, l'umiliazione della sconfitta.
Ho capito che, al mondo, nessuno è innocente."
(Enzo Baldoni)

"La mia salvezza è che non capisco bene cosa mi succede intorno, e passo attraverso la vita come un nottambulo sul cornicione, senza farmi male."
(Jacopo Fo)
 



 


 

Caro Diario
17 ottobre 2011

La radiosveglia ferisce il soffitto con cifre stampate di rosso mentre la domanda corre a cosa mi abbia svegliato. Dietro i vetri uno spicchio di luna si affaccia e, lasciando il resto del viso nell'ombra, sembra ammiccare alla terra. Un allarme, un tuono lontano, un rumore improvviso... non so o forse no, perchè è niente di tutto questo. Ho perso il sonno in una notte che aveva ormai virato la boa; non mi va di cercarlo e lascio che un'elica tracci una scìa  di nuovi pensieri.
Vorrei sentire il vento dei giorni scorsi o il passaggio di un aereo ma mi rassegno e ... mi piacerebbe svegliarti. Indovino fianchi svelti, gambe sottili e ancora abbronzate che sembrano volere scavalcare un sogno; capelli sciolti sul cuscino, un sorriso come l'abisso del quale non voglio conoscere la fine  il tuo viso sereno stretto su uno sguardo dolcissimo ancora ricco dell'eyeliner, annunciano il peccato di farlo.

Abbiamo sempre voglia di fare tardi.
Un lungo corridoio mi separa da un provvidenziale sorso d'acqua. Mi fermo davanti alla porta della camera di nostra figlia: anche oggi si è addormentata con la luce accesa. Un libro e alcuni peluches sono caduti in terra, tranne uno -il preferito- che da quando è nata le fa compagnia vicino al cuscino. Da 17 anni.
Le pantofole sbirciano da sotto il letto e un piede penzola fuori dal lenzuolo.
Dal comodino e dalle pareti sono scomparse le foto del tuo ex.
Mi commuovo pensando a quanto era importante per te che lottavi contro un io invasore, così certa del fatto che scomparire fosse l'unica cosa da fare per esser vista. Hai pianto tanto, riuscendo a liberarti del dolore; il posto nel cuore è diventato un cristallo di sale, sciolto nelle tue lacrime. 
E'  stato un passaggio obbligatorio, un profondo atto d'amore verso te stessa.
Ora tutto è passato, il dolore dell'anima e quello del cuore. Hai ricominciato a guardare avanti. Credo che se mi voltassi indietro anche solo per un attimo, rimarrei stordito nel vedere la strada piena di tornanti e vicoli ciechi, che abbiamo fatto insieme a tua madre e quale forza, quanto amore, pazienza e grazia abbia messo lei nel tirare per tutta la salita. Fantastica.

Ci sono cose nella vita per le quali sembra non si possa diventare mai adulti; accadono e basta e, anche se credi di non sapere come affrontarle, speri sempre che ti coinvolgano in prima persona; mai chi ami. Ma è solo un credere, un'impressione che l'amore vero cancella come una gomma sul foglio.
Sorrido pensando a quando sei uscita per la prima volta con un ragazzo e sono rimasto sveglio aspettando il tuo ritorno; avrei voluto rimproverarti per il ritardo. Era la tua prima serata e ti ho sorriso sperando che fossi stata bene. Avrei voluto abbracciarti ma temevo di rovinare la magia.
Ricordo che aprendo la porta hai cercato gli unici due occhi femminili che ti attendevano: sbirciava sorridendo ogni tuo movimento; poi in camera a parlare fitto-fitto, come solo voi donne sapete fare. Poi ti sei avvicinata per augurarmi la buonanotte:  mi hai buttato le braccia al collo. Ho sentito il tuo cuore.

Mi commuovo sai?

Parlandoti con il sottovoce dei pensieri torno sui miei passi, ma ne faccio appena quattro e mi fermo davanti alla camera di tuo fratello.
Mi volto e sorrido sentendolo russare, allineato con i suoi due amici di pezza come quel calciatore che gli piacerebbe essere se fosse in barriera.

Sei un piccolo uomo che mi somiglia pazzescamente: un bonsai.
Un bonsai con le radici in un vaso enorme.
Succede sempre che quando ti guardo, vengo assalito da un impeto di tenerezza: mi avvicino e ti accarezzo leggero come leggero era il tuo camminare per quella lunga strada in salita… sì perchè c'eri anche tu, ometto silenzioso e presente. Sono in debito per questo e ora per te vivo le cose migliori. Non vedo l'ora di parlare dei tuoi sogni, di come nutrirli e proteggerli, fino a veder nascere progetti realizzabili.
Forse alcuni dei mari che avrai deciso di attraversare si gonfieranno di tempeste, trasformando sogni in incubi.  Allora sarò felice di avere vissuto tutte le mie insicurezze per mostrarti -solo se lo vorrai- come trasformare una vela ricca di vento in un paio d'ali e qualunque tramontana in un soffio che ti solleverà oltre le nuvole.
I quattordici anni sono dietro l'angolo, pensi al patentino, al "cinquantino" e alla possibilità di avere due caschi: "sai pa' ..." e mi strizzi l'occhio storcendo bocca, naso e orecchio tanto da sembrare più un delirio maxillofacciale che un navigato play-boy.
Non sei un figlio. Sei una meraviglia di figlio. Hai sempre avuto una grande sensibilità riuscendo a percepire le necessità altrui prima che venissero pensate. Da te so di avere imparato che un grande errore è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno, continuando a sperare di trovarle... e mi commuovo sai?

Credo di sapere cosa mi abbia svegliato. La paura che tutto non sia più. Che quello spicchio luminoso cresca al contrario fino a una luna nera, e si porti via questo futuro.
Ma l'alba è vicina e se è vero che i vostri sguardi adolescenti la raccoglieranno per illuminare il sentiero di questa giornata, tu con quel sereno sognare che prima non ho voluto interrompere, sei l'orizzonte di ogni mio cielo.
Beato l'uomo che prima di intraprendere qualunque volo, osa guardare almeno per un attimo verso terra. Osare è un verbo rivoluzionario, è capovolgere l'ordine naturale delle cose. E' il coraggio di piantare in mezzo alla propria vita un punto interrogativo mentre tutto intorno è disseminato di enormi punti esclamativi come mine attorno a un’oasi.
E' stato un osare che ci ha coinvolti, consumandoci dentro ma liberandoci dalla corteccia di abitudini, di "già acquisito" e del "è così e basta".
Ci si sente soli, perduti, naufraghi in un universo turbato e da turbare.
E tu, in mezzo a questa tempesta, sei stata una spiaggia illuminata. E quando le nuvole spazzate dal vento andavano altrove, sei stata l'orizzonte certo; la neve che ha imbiancato giorni, settimane e mesi grigi; il bacio sulla bocca che ha colorato ogni parola non detta.
Le tue, come gocce preziose vere e centellinate attendendo con ansia spasmodica le mie che andavano a dormire stanche o si perdevano nel buio.
Sei tu che hai osato veramente. Sei tu che hai creduto di capovolgere l'ordine delle cose; tu che hai creduto nella forza delle radici nonostante il vento; tu che hai continuato ad essere vento nella bonaccia; tu hai osato davvero quando sei rimasta ferma, spiaggia illuminata dalle tue lacrime accese, nonostante il mio buio e ... quando ho cercato le parole in quel silenzio di luce, ho pronunciato il tuo nome.

Perché tutto questo? Caro Diario (ah! …quante volte avrei voluto iniziare così un mio post) durante questi otto anni le tue pagine virtuali hanno visto passare parole che raccontavano di ingiustizie e scandali, segreti e quotidianità. Ne ho scritte insieme a tanti nick e scambiate di persona con chi ho avuto la fortuna di conoscere. Qui sopra ho discusso di politica, scritto sui più deboli, organizzato una raccolta fondi, abbozzato il profilo di sconosciuti, pasticciato quello dei troppo forti e colorato eroi del terzo millennio.
Ma oggi ho voluto parlare di te che illumini l'altra metà del mio cielo, che ogni volta che mi guardi con occhi carichi di ogni meraviglia il tuo viso mi si deposita sul cuore, che sai amare con tutta te stessa.
Caro Diario, tu ora sai che vivo per vederla sorridere, per vederle brillare gli occhi di gioia e incredulità.
Ma una cosa non sai: l’albatro è guarito.




permalink | inviato da albatroferito il 17/10/2011 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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